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L'incidente del locale "Lanterna Azzurra" rappresenta un trauma collettivo per adolescenti e genitori. Scopriamo come affrontarlo.

 

La cronaca devastante degli ultimi giorni è entrata nelle nostre case spalancando la porta d'ingresso, e ci ha investiti con immagini terribili: quelle di adolescenti che escono per divertirsi, ma vanno incontro alla morte.

E' un tema che spiazza i giovani ed alimenta le ansie dei genitori che, con sommo sforzo, lasciano pian piano ai figli lo spazio per prendere il volo, attraverso piccole o grandi, ma comunque sempre importanti, concessioni: fare tardi la sera, frequentare feste e locali, dormire a casa di amici, guidare il motorino, avere chiavi di casa tutte per sè.

Tappe di crescita sane e naturali che si scontrano con i dolorosi fatti di cronaca quotidiani.

Riguardo il più recente, quello che ha per protagonista la discoteca "Lanterna Azzurra" di Corinaldo, provincia di Ancona, non tratteremo delle questioni politiche, sociali o di sicurezza implicate, ma cercheremo di capire come questo triste evento possa aver influenzato in giovani ed adulti la complessa percezione della relazione tra adolescenza, pericolo e dolore.

Il primo elemento da analizzare è l'impatto perturbante dell'evento in sè: ragazzi giovani e giovanissimi, soli o accompagnati dai genitori, erano radunati per ascoltare il concerto di uno dei loro idoli, il trapper Sfera Ebbasta. Si  sono ritrovati a stretto contatto con il pericolo, con la paura di morire e poi con la morte, con un evento fortemente traumatico sia per chi è rimasto coinvolto direttamente che per chi è riuscito a fuggire, ma ha visto i propri coetanei cadere l'uno sull'altro quando la balaustra ha ceduto. Si tratta di un'immagine dal forte potere dirompente, che ha scardinato ed annullato la bellezza di quanto stavano vivendo: un momento di aggregazione ed identità comune con i propri coetanei, l'incontro con un idolo musicale e la gioia di quella concessione fatta dagli adulti, dopo mille insistenze e raccomandazioni, di uno dei primi momenti "da grandi".

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In secondo luogo, è necessario riflettere sui fatti che, secondo le prime indagini, hanno scatenato la tragedia: individui altrettanto giovani e giovanissimi fermati per possesso di stupefacenti che, probabilmente per coprire la propria fuga dopo un furto, avrebbero spruzzato uno spray al peperoncino. Questo ci pone di fronte al disarmante problema della delinquenza giovanile ed alla necessità, da parte degli adulti, di rimediare a tutti i costi alla povertà socioeducativa che la genera.

Resta così l'angoscia degli adolescenti di tutta Italia, che hanno visto la vita dei loro coetanei schiacciata dalla folla e da una serie di irresponsabilità; il dolore profondo di un trauma collettivo, di un legame inconcepibile e sempre spiazzante, quello tra gioventù e morte. E resta anche l'ansia, amplificata, dei genitori, che di fronte alle richieste dei propri figli avranno sempre in mente le immagini del locale di Corinaldo. Ma sono angosce con cui è necessario fare i conti come in ogni elaborazione di trauma che si rispetti, perchè non diventino paralizzanti e non impediscano a genitori e figli di portare avanti il naturale processo di crescita, che si esplica in movimenti evolutivi per entrambi e soprattutto per la relazione: nelle richieste di esperienze e maggiore libertà, nella negoziazione, nella concessione, nell'imparare a vivere questi momenti con responsabilità.

L'ascolto ed il dialogo possono rappresentare la maniera migliore per affrontare la pesante eredità di questo trauma collettivo, e confrontarsi affinchè genitori ed adolescenti possano crescere insieme, comprendendo le reciproche esigenze e paure senza restare bloccati in posizioni di conflitto.                  

 
 
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