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Tachicardia, reflusso gastrico, colon irritabile... Se la mente parla attraverso il corpo.

 

Alzi la mano chi non ha mai avvertito una stretta allo stomaco per la paura di un'interrogazione a scuola o di un esame all'università. Chi non ha mai avuto mal di pancia o fastidi intestinali per una preoccupazione o un "momento no". Chi non si è mai sentito il cuore in gola per l'ansia.
Battito accelerato, vertigini, reflusso gastrico, colon irritabile, diarrea, mal di testa...
Sono solo alcuni dei segnali che il nostro corpo ci fornisce quando qualcosa non va nella mente o nel cuore, quando ansia, paura, preoccupazione, dispiacere, tristezza trovano nel corpo e nei suoi sintomi una via d'uscita. 
E' la somatizzazione: quel meccanismo per cui un forte stress, un disagio o un'emozione non espressa attivano il sistema nervoso autonomo, generando un disturbo psicosomatico. I più frequenti sono i disturbi dell'apparato gastrointestinale (dolori, gonfiore, meteorismo, vomito, nausea, diarrea...), cardiocircolatorio (aritmie, tachicardia, ipertensione), muscolo-scheletrico (cefalea ricorrente, crampi...), disturbi della pelle (dermatite, orticaria...).
Il disagio e la preoccupazione che causano sono importanti e rappresentano uno scoglio difficile nella vita di chi ne soffre. Se ne occupò già Freud agli albori dei propri studi, e l'attenzione sulla somatizzazione non è calata nel tempo, anzi: man mano che la scienza ha compreso la stretta connessione tra mente e corpo, si è evidenziata la necessità di prestare attenzione al forte disagio di cui soffre chi ha un disturbo psicosomatico. 
Il recente DSM 5, il manuale diagnostico dell'associazione psichiatrica americana, classifica i Disturbi da Sintomi Somatici come una condizione fisica particolarmente invalidante, che investe una zona del corpo in particolare o può caratterizzarsi come malessere generalizzato (stanchezza, irritabilità, difficoltò nel dormire...), spesso senza evidenza organica, e comporta sempre ansia, preoccupazione, angoscia.

 

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E' esperienza comune: un dolore alla testa che non accenna a passare, un gonfiore alla pancia, diarrea ricorrente, conati di vomito, muscolatura tesa, affaticamento, debolezza. Da qui la preoccupazione per il perdurare dei sintomi, visite mediche frequenti che non fanno sentire rassicurati, cure lunghe e costose, ingressi al pronto soccorso, e l'ansia che cresce di fronte a tale situazione. 
Spesso si avverte che il proprio disagio è sminuito, viene considerato un'invenzione o un'esagerazione, che nessuno prende seriamente in considerazione il proprio malessere. Ciò è frutto di una convinzione diffusa, che genera frasi come "non hai nulla", "è tutto nella tua testa": se non si vede, non c'è. Se le indagini mediche non riscontrano alterazioni, il malessere non esiste.
Quel malessere, invece, è frutto di un forte disagio psichico, di un dolore, di uno stress difficile da gestire: come tale, merita attenzione, considerazione, cura. Merita, innanzitutto, di essere riconosciuto e visto. Perchè un disturbo fisico che origina in un disagio psicologico non ha meno dignità di quello che ha una causa strettamente organica.   
E' la dimostrazione lampante e tangibile che corpo e mente non possono essere separati: sono un'unica cosa. 
Per questo è importante non solo prendersi cura del corpo, ma non trascurare neppure la mente, l'emotività, l'affettività, cogliendo al volo i segnali di stress e disagio ed ascoltando la richiesta dell'unità mente-corpo di fermarsi, guardarsi dentro, trovare uno spazio per sè. Uno spazio di cura che passa attraverso gesti semplici, come una passeggiata, una giornata di relax, una nottata di sonno prolungato (diciamoci la verità: quante volte sentiamo che il corpo e la mente ci chiedono otto ore di sonno di fila, ma non li assecondiamo?), un libro e una tisana, un incontro con un buon amico. 
Ma se il disagio si fa più forte, lo spazio necessario può anche essere quello di una consultazione psicologica o di una psicoterapia, affidandosi ad un professionista che sappia riconoscere il disagio trascurato, dargli la giusta importanza, aiutare il paziente a prendersene cura.    

 

 

 

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